“PERCHE’ ABBIAMO DUE MAMME?”

Lo ammetto subito, il titolo è fuorviante, loro (i nostri figli) non hanno mai fatto questa domanda. Semplicemente perchè per loro è la normalità. Conosciamo qualsiasi tipo di famiglia: abbiamo diverse amicizie con coppie di mamme con figli e persino una coppia di due papà con gemelli anch’essi. Anzi, una volta sono stati proprio i nostri figli a chiederci come mai noi non avessimo due mamme.

Ad ogni modo, quando avevano circa un paio d’anni, abbiamo comprato due libri della casa editrice Lo Stampatello (delle famiglie arcobaleno), uno è ‘Piccolo uovo’ e l’altro ‘Perchè hai due mamme?’.

⚠ ALLERTA SPOILER ⚠

Piccolo uovo racconta di un uovo che deve nascere e si chiede in quale famiglia capiterà, così va a sbirciare vari tipi di famiglie: quella coi due pinguini papà, quella con i cani mamma e papà, quella delle due gatte mamma, oppure quella dell’ippopotamo single papà e via dicendo… secondo lui sono tutte famiglie bellissime e non vede l’ora di schiudersi.

Perchè hai due mamme? invece racconta di una famiglia con due mamme, quattro figli e tre gatti. Le due mamme si vogliono così tanto bene che decidono di avere dei bambini e allora una delle due va a chiedere un semino a dei dottori gentili che metterà nella pancia dell’altra mamma e così arrivano i bambini. Da questo libro abbiamo preso anche spunto su come raccontare a dei bambini così piccoli, come sono arrivati loro.

FINE SPOILER

Abbiamo semplicemente spiegato loro che per fare un bimbo serve un semino che ha l’uomo ed un ovino che ha la donna. Siccome noi siamo due donne, ci mancava il semino, allora siamo andate in Spagna, da dei dottori a cui, alcuni uomini gentili, avevano lasciato il loro semino per le persone che ne avrebbero avuto bisogno. Questi dottori hanno messo insieme le mie ovine con questi semini, poi li hanno messi nella pancia della mamma Sere che li ha fatti crescere e nascere.

Ai bambini serve solo la verità, loro sono puri e semplici. Riempirli di mezze-verità, di paroloni o di classici stereotipi, non gli serve e non gli servirà nemmeno in futuro, se mai venissero presi di mira per questi futili motivi. A loro serve la verità perchè capiscono tutto e sono delle spugne; gli serve la verità perchè potranno usarla per difendersi in caso di bisogno; gli serve la verità perchè sono il nostro domani e saranno loro, prima o poi, a combattere per i diritti, quindi gli serve sapere la storia.

IL RICONOSCIMENTO LEGALE DEI FIGLI

Come anticipato eccomi qui a scrivere come noi abbiamo ottenuto il riconoscimento dei figli. Anche se questo articolo è prettamente personale e lascia un pò il tempo che trova, visti i repentini cambiamenti di idee politiche dei nostri ministri.

Infatti, partiamo dal presupposto che se siete, ad esempio, residenti a Milano o avete avuto modo di far nascere i vostri figli, in tale provincia, il sindaco di codesta città, ha riconosciuto tutti i bambini delle famiglie arcobaleno, sia quelli già grandicelli, sia dalla nascita ed addirittura col riconoscimento in pancia. Questo fino a pochissimi mesi fa. Onestamente non so se ad oggi ( 21 giugno 2020 ) le cose siano cambiate anche lì.

Questo perchè? Perchè fino a pochissimo tempo fa, a partire dall’emanamento della legge sulle unioni civili, la quale non comprendeva più la cosiddetta stepchild-adoption (l’adozione del figlio del partner), ma lasciava aperto uno spiraglio nel quale delegava ai giudici la decisione di adozione; i sindaci delle varie città si sono sentiti liberi di scegliere da che parte stare. Quindi ci siamo trovati all’interno della stessa Nazione, ma con alcune città pro-riconoscimento ai genitori dello stesso sesso ed altre città contro. Così, a seconda di quale colore fosse la bandiera a sventolare sopra il pennacchio del proprio comune di residenza. Ora i ministri hanno tolto questa possibilità di decisione ai sindaci.

Inoltre, c’è un’altra cosa importante da dire prima che inizio con il mio racconto: c’è una piccola, ma sostanziale, differenza tra riconoscimento e adozione.

Il riconoscimento è globale: cioè i diritti ed i doveri sono, ovviamente, alla pari tra i due genitori. Inoltre la successione è garantita sia dal genitore 1 e tutti i suo predecessori, sia dal genitore 2 e tutti i suoi predecessori.

L’adozione è globale per i genitori, ma non per i predecessori: cioè i diritti e doveri sono sempre alla pari tra i genitori, ma la successione è garantita per entrambi i genitori e solo per tutti i predecessori di genitore 1 (chiamo ‘genitore 1’ quello che per legge è sempre stato riconosciuto come genitore sin dalla nascita dal figlio). Quindi vengono tagliati fuori tutti i parenti che siano, nonni, zii ecc.. facente parte di genitore 2, i quali dovrebbero scrivere un testamento per garantire una parte del loro patrimonio al loro nipote.

Passiamo al nostro caso specifico: con i nostri figli maggiori siamo riuscite ad ottenere il riconoscimento, perchè alla base del riconoscimento c’è il legame di sangue. Con il metodo Ropa c’è per forza un legame di sangue.

Non abbiamo chiesto il riconoscimento alla nascita, stiamo parlando di quasi 7 anni fa, praticamente eravamo ancora nel pre-medioevo in materia di diritti tra persone dello stesso sesso. Abbiamo atteso cinque anni, anche perchè eravamo psicologicamente preparate a tante udienze ed assistenti sociali ed in entrambi avrebbero potuto/voluto sapere il parere dei bambini, o di nonni, amici e magari anche delle maestre dell’asilo… perciò nel 2018 abbiamo iniziato il nostro iter.

Carte spagnole alla mano, dove si attestava che il DNA dei gemelli fosse mio, perchè con il metodo Ropa avevamo usato i miei ovuli e li aveva portati in grembo Serena e nel quale si certificava pure che in tutto questo c’era una premeditazione di maternità condivisa, quindi non è che io sia arrivata in un secondo momento e ‘preteso’ di diventare mamma di due bambini nati precedentemente al mio incontro con Serena. Documenti di riconoscimento in tasca. Insieme al nostro Avvocato ci siamo presentate in comune allo stato civile a richiedere il riconoscimento.

Apro un piccolissima parentesi: in una coppia etero, dove il padre non riconosce il proprio figlio alla nascita, ma decide di riconoscerlo in seguito, basta presentarsi in codesto ufficio insieme alla madre del bambino che conferma che l’uomo lì presente è effettivamente il padre, gli fanno firmare due fogli ed il gioco è fatto.

L’addetto all’ufficio ci fa subito sapere che non è possibile per noi ottenere il riconoscimento, ma che comunque dovevamo presentare una richiesta scritta alla quale avrebbero risposto con un diniego (cioè un no) entro 60 giorni. Così procediamo e dopo 60 giorni esatti arriva il loro diniego che abbiamo subito impugnato perchè nell’attesa della risposta, il nostro Avvocato aveva già pronto il ricorso da portare in tribunale. In questi casi, il tribunale competente è quello della propria provincia e non quello dei minori.

Ci chiamano per la prima udienza in tribunale dopo circa 4 mesi. Con gran sorpresa di tutti, a quella udienza si presenta anche il Procuratore Capo della provincia. Il Giudice ascolta in ordine, il nostro Avvocato, quello della controparte ed il Procuratore che con un plico di fogli in mano, da ragione a noi. L’udienza si conclude con il Giudice che ci dice che non farà altre udienze, ma andrà direttamente a sentenza. Questa sentenza ha impiegato la bellezza di quasi dieci mesi ad arrivare ed è stata a nostro favore.

Per la più piccola invece, abbiamo provato a chiedere il riconoscimento alla nascita, ma ovviamente, non essendoci stata ancora la sentenza, ce la rifiutarono. Ora aspettiamo un pò di tempo anche per lei e ripartiremo alla riscossa.

FAI DA TE – DECORARE IL LEGNO

Un piccolo lavoretto che sono riuscita a fare durante questa quarantena è stato quello di dare un tocco di colore a due piccole cassettiere e due separatori, che avevo comprato qualche mese prima all’Ikea e che si trovano allo stato ‘grezzo’ proprio per dare la possibilità di personalizzarle ognuno come meglio crede.

Vi posto subito il video di tutti i passaggi che ho fatto.

Decoupage – Un’arte per tutti

AI TEMPI DELLA DaD

Era l’estate del 2019 ed a settembre avremmo iniziato una nuova avventura. La scuola elementare.

Per noi genitori era già stato abbastanza drammatico e commovente il saluto alle maestre della materna. Infondo l’avevamo già vissuto in prima persona: tre anni in cui si veniva coccolati, ascoltati, cresciuti, accompagnati in tutto. Si giocava, soprattutto, si pensava soltanto a giocare e nessuno veniva giudicato. – Sì, mi manca il mio asilo! Tutt’ora a trentatre anni!!

Ci sono solo tre mesi… solo tre mesi, adesso mi viene da ridere! SOLO TRE! buhahahaha (poi capirete perchè rido), dicevo, ci sono solo tre mesi in cui si dovrebbe maturare abbastanza per entrare alle elementari e capire che d’ora in avanti bisogna star seduti, fermi, composti e zitti ognuno al proprio banco, ad ascoltare ed interagire quando ti viene chiesto, per ben 5 o 6 ore, a volte anche di più. – Vabbè dai, c’è la ricreazione nel mezzo, lì si sfogano un attimino… e invece NO! VIETATO CORRERE e SALTARE, nemmeno in giardino si può. – Siete matti? Vi potreste fare male! Alla materna potevate giocare anche con le foglie, i rami, i sassi, tutto, dovevate imparare i limiti del bene e del male. A scuola è già tanto se durante la ricreazione puoi raccogliere un fiore e fare m’ama-non m’ama! Il trauma c’è!

Ho visto i miei figli entrare a scuola, il primo giorno, emozionati, sorridenti, ignari. Li ho visti uscire il giorno stesso con la faccia tirata, nervosi e forse anche con lo stomaco sottosopra. – Dove cavolo ci avete mandato?! Si saranno chiesti. Ed io, in sole 5 ore, li ho visti trasformati. Profondamente cambiati. Come se fossero stati shackerati dentro ad una strana macchina del tempo. Così, fino a Natale, abbiamo passato mattine a tirarli giù drasticamente dal letto, farli vestire-lavare-mangiare al ritmo di “Sbrigati che è tardiiiii!”. E loro a lottare con le loro emozioni, pianti, vomito. La scuola non è affatto semplice il primo anno.

Nell’anno nuovo, finalmente si iniziava ad ingranare. Ormai avevamo fatto l’abitudine alle nuove regole. Avevamo iniziato ad avere nuovi amici. Avevamo imparato che a casa, dopo pranzo, si dovevano fare i compiti. E li facevano da soli, bene ed anche abbastanza velocemente. Il primo quadrimestre l’avevamo chiuso alla grandissima!

Poi arriva ‘sto virus. La scuola chiude. I genitori che ancora inizialmente lavorano, s’improvvisano un pò insegnanti. Adesso sta a noi grandi capire come fare a gestire il tutto, mantenere gli equilibri, mantenere tutto a galla, non far perdere l’anno ai nostri figli. Le maestre collaborano con i mezzi che hanno a disposizione: mandano mail con i compiti e le schede da stampare, messaggi vocali di incoraggiamento ai propri alunni. Ci si prova, si aggiusta il tiro, ci si adatta come si può. Ricominciano anche le lezioni, online però, davanti ad un monitor. Almeno un’ora al giorno.

Tre mesi. Sono esattamente tre mesi che ci siamo adattati a questo sistema. Ora capite perchè ridevo? Perchè in realtà questi mesi sono stati lunghissimi! E purtroppo non sono ancora finiti e non si capisce se a settembre sarà ancora così! I bambini non ne possono più. Nemmeno noi a dire il vero. Secondo me se gli dici “scuola” non sanno neanche più cos’è.

– Sono arrivati i nuovi compiti di italiano!

– Nooooooooo, stavamo giocando!

– Preparate le vostre cose che tra cinque minuti c’è il collegamento con la maestra!

– Noooooo, di già?! Stavamo giocando!

– Ho stampato i nuovi compiti di matematica, inglese, arte e religione.

– Noooo, pure arte e religione?!

– Ragazzi la maestra è già collegata, svelti!

– Aspetta dai, l’ultimo cartone!

Queste sono solo alcune scene di botta e risposta realmente accaduti. Vogliamo poi parlare di come svolgono i compiti o di quanto stanno davvero ad ascoltare una lezione?! Meglio di no. Ho il voltastomaco. Non ne posso più.

Noi genitori di alunni in prima abbiamo ripassato: i numeri fino al dieci, poi fino al venti, le addizioni, le sottrazioni, i primi problemi; alcune parole in inglese che manco conosco la pronuncia, quindi non so nemmeno se gliele ho insegnate giuste; la che-chi/ghe-ghi, la gn, la gl, la q e le parole capricciose, la mb-mp, l’apostrofo, l’accento, l’uso dell’h; animali e vegetali, parole di tempo e spazio, percorsi, reticoli, settimane, mesi e anno. E qui mi fermo. E vorrei pure stendere un velo pietosissimo perchè proprio mentre io sto scrivendo questo articolo, loro stanno facendo un esercizio con le parole con l’apostrofo e credo che si siano rimbecilliti del tutto perchè non riescono neanche più a capire la differenza ed il significato delle parole come LAGO e L’AGO oppure LORO e L’ORO.

Passo e chiudo! E voi al governo, chiudete questa DaD e fate ripartire sta cavolo di scuola a settembre! Altrimenti pretendo un sussidio per lo psicologo ed un minimo di stipendio come insegnante.

UN FIGLIO, DUE FIGLI, TRE FIGLI

INSEMINAZIONE ARTIFICIALE ETEROLOGA

Non so chi di voi già conosce la nostra storia, come siamo arrivate ad avere dei figli. Posso intanto dirvi che era un grande desiderio di Serena e dopo una grande riflessione le dissi semplicemente – Sì, va bene, facciamo UN figlio! – Uno! Invece arrivano i gemelli.

Il desiderio del primo figlio era talmente forte, che per avere maggiori certezze sul risultato positivo (come già parlato qui) avevamo scelto il metodo Ropa. Avevamo scelto noi di impiantare due embrioni, proprio per aumentare la statistica del successo – Vuoi che almeno uno non si impianta?! – Si sono impiantati tutti e due! DING! DING! DING! JACKPOT!!! E proprio perchè il forte desiderio di maternità era di Serena, i gemelli li ha portati e partoriti lei.

Io avevo paura della gravidanza. Paura del percorso, del fisico che cambia, ma soprattutto paura del parto! Ricordo ancora l’andrologo con cui parlammo quella volta che in un italiano-spagnoleggiante mi disse – E tu non vuoi? Vedrai che guardando lei, verrà voglia pure a te! – Nah, nah, nah! A me guardando lei è venuta ancora più paura!!

Difatti, esattamente 5 anni dopo, all’età di 31 anni, il mio corpo ed il mio inconscio decidono di mandarmi segnali inconfondibili, della serie – Ah bella, qui abbiamo voglia di sperimentare e sei vicina alla soglia di abbassamento di fertilità, i ragazzi hanno già 5 anni, quindi o ti decidi ora o mai più!! – Un giorno vi racconterò più nel dettaglio anche questa vicenda, fatto sta che da qui siamo partite per il terzo figlio. O meglio, la TERZA!

Quindi ci siamo fatte due conti in tasca: due figli già c’erano, rifare la ropa era troppo costoso e poi cosa avremmo fatto con gli embrioni congelati?! E allora – Facciamo l’inseminazione! O la va o la spacca! – Come già ampiamente spoilerato: è andata al primo colpo!

Cos’è l’Inseminazione Artificiale Eterologa?

L’inseminazione artificiale è considerata la tecnica più semplice ed economica di fecondazione. Consiste nell’introdurre spermatozoi previamente selezionati direttamente all’interno della cavità uterina nel momento dell’ovulazione. (NOTA: direttamente nella cavità uterina e non in vagina come succede per la home-insemination).

L’inseminazione artificiale può realizzarsi partendo da un campione di sperma proveniente dalla coppia o da spermatozoi provenienti dalla banca del seme.

Il campione di liquido seminale, sia esso proveniente dalla coppia o dalla banca di sperma, viene previamente preparato in laboratorio. Gli spermatozoi mobili vengono separati dal plasma seminale, dai detriti e dal resto delle altre cellule.

​L’inseminazione artificiale può realizzarsi seguendo il ciclo mestruale naturale (indicata sopratutto per le pazienti giovani) o stimolando l’ovulazione con gonadotropine somministrate per via sottocutanea. L’indicazione di inseminazione seguendo il ciclo naturale o quello indotto dipende da fattori quali età, riserva ovarica, integrità delle trombe di Falloppio e dal numero di cicli precedentemente realizzati.

Il tasso di gravidanza per una inseminazione artificiale oscilla intorno al 20-25% di successo per ciclo.

Quanto tempo ci vuole e quante volte bisogna andare in Spagna?

Una volta che è stato fatto il primo incontro via Skype ed avete pronte tutte le analisi e gli esami che vi servono, potete recarvi alla clinica scelta per fare la prima visita, durante la quale vi daranno la terapia da eseguire a casa ed il piano di eco di controllo da fare con il vostro ginecologo di fiducia. In base alla disponibilità dei voli della città aeroportuale più vicina a voi, potete andare, fare la visita e tornare in un giorno soltanto.

Vi consiglio di comprare i farmaci in Spagna, prima di rientrare, in quanto costano meno ed in Italia, per una coppia omosessuale, non sono mutuabili.

In base alla vostra disponibilità di spostamento, deciderete insieme allo staff che vi segue, in quale mese iniziare la terapia perchè essa avrà inizio con il primo giorno di ciclo mestruale. Dopo circa 12 giorni di punture sottocutanee sarete pronte per tornare alla clinica a fare l’inseminazione. Anche in questo caso, potete andare e tornare dalla Spagna in giornata, ma se volete fare le cose con un pò di calma, due o tre giorni sono più che sufficienti.

Detto ciò, se avete la possibilità di spostamenti ravvicinati, nel giro di un mese avete già fatto tutto! Tenete in considerazione che potreste spostarvi anche nei week-end. Questo genere di cliniche lavorano anche di sabato e di domenica proprio perchè il momento giusto dell’ovulazione può accadere in qualsiasi giornata e non si può rischiare di aspettare nemmeno un giorno in più.

Le nostre valutazioni

Questo è il nostro pensiero prettamente personale:

  • E’ indubbiamente la tecnica più economica;
  • Allo stesso tempo ha il tasso di successo più basso, ma è molto variabile in base all’età fertile della donna (ed anche all’età fertile dell’uomo se si usano gli spermatozoi della coppia);
  • In caso di insuccesso, si deve ricominciare TUTTO da capo (si ripete la cura ormonale e si ripaga lo stesso prezzo iniziale per il costo di inseminazione-seme-farmaci);
  • Sicuramente consigliata per coppie giovani e senza nessun problema di infertilità;
  • Dopo due o al massimo tre cicli, se ancora non avete ottenuto un risultato positivo, cambiate tecnica;
  • In Italia, tramite il tribunale dei minori di competenza territoriale, è possibile richiedere l’adozione da parte della madre non partoriente. (In alcuni comuni, il sindaco concede il riconoscimento della doppia madre già alla nascita.)

Contatti

Per qualsiasi altro dubbio o delucidazione non esitate a contattarmi qui o scrivetemi nei commenti.

Vitrificazione degli ovociti

Il tempo non aspetta nessuno

Noi italiani siamo un po’ così, ci piace pianificare. Studio-mi diplomo/laureo-trovo lavoro-prendo casa-faccio figli.

Tantissime di voi, giovani o meno giovani, mi contattate cercando consigli. Volete ben capire qual’è la strada giusta da prendere e possibilmente che si spenda poco. Ma ogni volta sottovalutate un aspetto MOLTO importante: il fattore tempo!

Lo sottovalutate, lo so, non ditemi che non è vero! Perché alla fine delle nostre chiacchierate colme di informazioni che vi lascio, mi salutate dicendo – Grazie mille per tutto! Peró prima… – e la frase può continuare con “devo trovare lavoro stabile” – “stiamo comprando casa” – “tra tot mesi ci sposiamo, poi inizieremo quest’avventura”

Ed il tempo passa!

Il problema è che poi i piani fisiologici del vostro corpo, cambiano totalmente! Un anno prima siete giovani, piene di ormoni e senza nessun problema apparente. Ma quando vi siete decise di iniziare questo percorso ecco che arrivano i primi ostacoli:

  • L’età è aumentata;
  • La riserva ovarica è diminuita
  • Varie ed eventuali che possono essere problemi xy, che non sapevate d’avere perché fino ad ora non avevate ancora fatto nessuna visita specifica per questo determinato scopo.

Il fattore tempo è FONDAMENTALE!!!! Non smetterò mai di dirvelo!

Ma, esiste una soluzione a questo. Si chiama Preservazione della fertilità anche detta Vitrificazione degli ovociti.

Andiamo più nel dettaglio

Cos’è e perché farla?

La vitrificazione di ovociti è oggi una delle principali tecniche per la preservazione della fertilità femminile. Permette di posporre la capacità riproduttiva di una donna per il tempo desiderato. Con il passare degli anni infatti la fertilità di una donna si riduce in maniera considerevole, a causa dell’invecchiamento fisiologico delle ovaie. Ogni donna ha una riserva di ovociti ben determinata e, si calcola che intorno ai 35 anni di età questa si sia ridotta a circa il 10% della riserva totale. Superati i 38-40 anni inoltre, la qualità stessa degli ovociti si riduce e la possibilità di concepire un figlio con alterazioni cromosomiche aumenta. Vitrificando gli ovuli in giovane età, una donna può disporre di ovuli di buona qualità quando lo necessita ed ottenere una gravidanza più semplice e con meno rischi di prole affetta da malattie genetiche.

Come funziona?

Innanzitutto è necessario ottenere gli ovuli; le ovaie vengono quindi stimolate a produrre gli ovociti mediante assunzione di appositi farmaci. Alla fase di stimolazione segue quella del recupero ovocitario. Una volta ottenuti gli ovuli si può procedere alla congelazione degli stessi mediante la tecnica della vitrificazione. Questa tecnica si basa sul metodo del congelamento ultra-rapido e permette di mantenere le cellule una volta congelate intatte per un tempo illimitato. Il vantaggio dell’utilizzo della tecnica di vitrificazione degli ovociti rispetto alla congelazione lenta tradizionale è che con la vitrificazione si evita la formazione di cristalli di ghiaccio all’interno del citoplasma che potrebbero danneggiare le strutture cellulari. Per ottenere questo risultato si utilizza una grande quantità di crioprotettori cellulari che evitano la rottura delle membrane cellulari. Questa nuova tecnica permette di ottenere una percentuale di sopravvivenza dell’ovulo a seguito della congelazione di circa il 97%.

Considerazioni

Se proprio proprio, prima di esaudire questo vostro grande sogno, avete necessità di mettere in fila e programmare altre cose nella vostra vita, vi consiglio di fare un pit-stop. Mettete in pausa la vostra vita. Vitrificate i vostri ovociti per quel domani. Anche se quel domani è tra un anno. In quel lasso di tempo può succedere veramente di tutto e poi vi potreste ritrovare a fare 4/5 tentativi di iui (altro tempo sprecato, oltre di soldi) non riusciti e avere il rimpianto del “perché non l’ho fatto prima”.

Il costo di una vitrificazione non è eccessivo. E può salvare il vostro futuro. Soprattutto quello psicofisico.

ONE LOVE

2 Maggio 2016. Ore 18:00 in diretta a Pinocchio su Radio Deejay, il programma della Pina, Diego e la Vale. Il nostro matrimonio.

Domanda di molti, anzi, tutti: – Ma come avete fatto ad andare lì?

E-eh, come abbiamo fatto, abbiamo fatto che……. facciamo un salto indietro di un anno….

Estate 2015. I ragazzi di Radio Deejay vengono a trasmettere da Riccione, in estate, ormai da diversi anni. Noi fan della trasmissione di Pinocchio, riusciamo finalmente ad andare a vedere il truck in Piazzale Roma.

Ricordo ancora benissimo che in macchina stavamo ascoltando la puntata e stavano parlando dei vari tipi di borse e di chi le porta. Ad esempio, le lesbiche girano con lo zaino. Niente di più vero! 😂

Parcheggiamo la macchina non tanto distante, scendiamo dall’auto, apriamo il passeggino gemellare, carichiamo i pupi (all’epoca duenni), attacchiamo la nostra borsa/fasciatoio e ci incamminiamo. Ero molto emozionata solo all’idea di vederli lavorare da dietro un vetro e ridevo.

Stavo spingendo il passeggino mentre ci affacciamo sul piazzale e ci incamminiamo verso il truck chiacchierando tra di noi. Cerchiamo di scorgerli dentro al loro pulmino/radio e notiamo Diego che si sbraccia verso di noi, come per salutare qualcuno. Ci giriamo indietro per vedere chi stava salutando e notiamo che dietro di noi non c’è ancora nessuno. Lo guardiamo e lui si sbraccia ancora. Ci guardiamo incredule e ci domandiamo all’unisono: – Ma dice a noi? – Quindi lo riguardiamo, lui continua a salutare e allora ricambiamo il saluto. Dopo di che, si alza ed esce dal truck con il microfono in mano. Si dirige verso di noi. – Ma che sta succedendo?! –

Viene ad intervistarci! Ci fa presentare, racconta agli ascoltatori che siamo una coppia con figli gemelli e ci fa parlare della nostra borsa/fasciatoio. Chiude il collegamento facendo partire la pubblicità e ci invita dietro al truck, così facciamo conoscenza anche di Pina e Vale.

Inutile dire che quell’episodio ci ha lasciate completamente sbigottite. Era come se ci conoscessimo da sempre. Da quel giorno siamo tornate altre volte a trovarli durante le loro dirette.

Nell’anno nuovo, inizio 2016, in concomitanza con il delirio del senato che stava lavorando per la legge sulle unioni civili, loro (Pina, Diego e Vale) decidono di dare una lezione a tutti, facendo unire in matrimonio, in diretta a Pinocchio, due persone dello stesso sesso. La loro idea era magnifica, quindi scrivo a Diego dicendogli che avevano avuto una bellissima idea e lui mi risponde che se avremmo voluto partecipare, avrei dovuto mandargli una mail che raccontava la nostra storia. Ma la mail non la mandai.

Qualche settimana dopo, inizio aprile, mi riscrive Diego chiedendomi se avevo mandato la mail, ma io rispondo che – No, non l’ho mandata anche perchè non ci siamo mai fatte una proposta.. – Lui mi dice che non aveva importanza e che se ci faceva piacere, di mandargli un recapito telefonico. Panico! Col cuore in gola e la voce tremante chiamo Serena e le spiego tutto. – Che cosa faccio? Mi vergogno troppo! – E dall’altra parte del telefono, risponde tuonante – Come cosa fai? Digli di sì!! – Mamma che ansia! Riscrivo a Diego e lascio il recapito di Serena.

Qualche giorno più tardi la contattano e le spiegano a grandi linee cosa vorrebbero fare, noi nel frattempo dovevamo mandare una mail con la nostra storia. Stabiliscono la data, che sarebbe stata due settimane più tardi e noi in quelle due settimane avremmo dovuto trovare testimoni, parenti e amici da portarci dietro (ma in numero ristretto), fedi e abito. – Mi raccomando, venite in abito e tutti vestiti bene! – Ci dice Vale in una delle mille chiamate di quei giorni. – Ma come in abito e vestiti bene?! Non siamo in radio?! – Pensiamo noi, ma seguiamo le direttive. Raduniamo 8 adulti e 4 bambini da portarci dietro, prenotiamo i treni e il B&B ed il primo Maggio siamo in partenza più carichi che mai. Del tutto ignari di ciò che realmente ci spetta!

Nel primo pomeriggio del 2 Maggio ci aspettano in radio per trucco e parrucco, cambio abiti, emozione a mille, un servizio fotografico dall’inizio alla fine, emozione a mille, ci fanno vedere la saletta dove verrà celebrato il matrimonio, tutto agghindato a festa con tanto di palloncini oro e bianchi, emozione a mille (l’ho già detto? non importa, non sarà mai abbastanza!), la torta, i fiori e pure i fazzoletti personalizzati.

Ore 18:00 inizio della diretta, con noi in studio insieme a loro con le cuffie, davanti ai microfoni, emozione a mille. La prima ora e mezza parlano di tutta la nostra storia, da quando ci siamo conosciute in avanti, con tanto di colonna sonora dedicata. Emozione a mille, che ve lo dico a fa’! Ci fanno qualche domanda, fanno leggere le dediche scritte dalle nostre testimoni, una telefonata molto sentita, lacrime che scendono a dirotto. Meno male che ci sono quei fazzoletti! Emozione a mille.

L’ultima mezz’ora del programma è dedicata alla cerimonia. Pina con la fascia arcobaleno, io che aspetto davanti all’altaretto ignara di ciò che ancora avevano in serbo. Tutti in sala seduti. Mancava ancora Serena, alla quale si era sciolto il trucco per le lacrime, quindi l’avevano mandata a ritoccarsi. Ma, parte la marcia nuziale, aprono la porta e sbuca suo babbo a braccetto con lei che aveva fatto il cambio d’abito! 😲 Ancora tremo, emozione a mille!

Vorrei parlarvi della cerimonia, ma è ancora tutto molto frastagliato. Ricordo le nostre promesse, lo scambio delle fedi, Pina che parlava e concludeva con – e con l’autorità NON concessami da nessuno, vi dichiaro moglie e moglie! – Lacrime, baci, ballo con tanto di dedica da Ligabue, taglio della torta. Lancio dei palloncini fuori dalla radio. Un saluto super veloce a tutti ed una corsa impazzita per riuscire a prendere il treno che ci riportava a casa. Emozione a mille!

Qui sotto vi lascio il video riassunto del nostro matrimonio. Buona visione.

Video riassunto del nostro matrimonio

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RISPARMIARE FACENDO LA SPESA

Ciao a tutti, oggi vorrei parlarvi di come far la spesa per risparmiare più soldi possibili.

Ai più sembrerà un articolo sciocco e scontato, ma ho notato che quando vado a fare la spesa io, spendo sempre qualche decina di € in meno rispetto alla mia compagna. Nonostante la lista delle cose da prendere sia pressochè la stessa. E dopo aver gestito per alcuni anni un negozio di prodotti per la cura della casa e della persona, mi sono resa conto che non era poi così scontato come pensavo.

Innanzitutto partiamo dal presupposto che il mio negozio non era un franchising di una grande catena, ma un ‘piccolo’ negozietto di 80mq a conduzione familiare.

Faccio questa premessa perchè siamo sempre stati molto attenti con i prezzi, comparavamo continuamente i nostri prodotti con quelli dei grandi supermercati e così facendo mi sono resa conto di una cosa: i supermercati che vendono anche i prodotti riportanti il nome della propria catena, spingono a più non posso i loro prodotti.

Come? Tenendo il prezzo del loro prodotto più basso e alzando tutti quelli delle altre marche!

Cosa significa questo? Che i prodotti di marca hanno un prezzo maggiorato rispetto al loro valore d’acquisto.

Quindi, gli stessi prodotti di marca, sono reperibili ad un prezzo più basso nel negozio sotto-casa. Fateci caso!

Attenzione, sto parlando di prodotti a prezzo pieno.

Ma occhio alle offerte!

Quindi, passiamo alla parte ovvia del discorso. O almeno, io credevo fosse ovvia, ma così non è per tutti.

Se ogni volta che vado a fare la spesa compro n. 2 pacchi di biscotti, quando li trovo in offerta ne compro almeno 4 pezzi! Faccio scorta per risparmiare! E dico almeno perchè la quantità è variabile a seconda dello spazio che ho disponibile in dispensa.

Ho detto una cosa ovvia? Evidentemente no, perchè, soprattutto, quando ho fatto il fuoritutto e quindi vendevo a prezzo di costo, cioè allo stesso prezzo a cui avevo acquistato (quindi rimettendoci pure, perchè comunque dovevo pagarci sopra l’iva), la gente continuava ad acquistare un pezzo per volta. – Signora, lo sa che tra una settimana non trova più lo stesso prodotto a questo prezzo?! –

Siccome questo mio articolo non deve fare le marchette a nessuno, ma deve semplicemente salvaguardare le vostre tasche, vi faccio un piccolo riassunto.

Come si risparmia facendo la spesa?

1° – Fare una lista ed attenersi ad essa. Ogni cosa in più è spesso superflua o acquistata di gola.

2° – Recarsi al supermercato a stomaco pieno. E’ scientificamente provato che andando prima di mangiare o in ‘orario merenda’, ci si fa prendere dalle voglie.

3° – Acquistare almeno il doppio di quantità rispetto al solito, quando trovate i vostri prodotti in offerta.

4° – Se non avete prodotti ‘di fiducia’, acquistate quello che costa meno.

5° – I prodotti a marchio-supermercato sono buoni come quelli di marca, perchè scelgono la fabbrica di X prodotto di marca e lo fanno rifare uguale identico, cambiando solamente l’etichetta o il packaging.

6° – Se preferite comunque il prodotto di marca, quando NON è in offerta, acquistatelo nel negozio sotto-casa e risparmierete anche in benzina.

TORTA AL CIOCCOLATO

Questi giorni di quarantena mi hanno dato modo di sperimentare nuove ricette e di poterne condividere qualcuna insieme ai miei figli.

Oggi vi presentiamo una torta al cioccolato, molto semplice, gustosa e soprattutto leggera. (Ringraziamo la nostra amica Emy per la ricetta, soprannominata in questi giorni La Regina del lievito.)

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Vi lascio la lista degli ingredienti ed il video di Leonardo che prepara la torta.

Ingredienti

  • 200 g Farina
  • 180 g Zucchero
  • 60 g Cacao amaro
  • 400 g Latte
  • 1 bustina di Lievito
  • 30 g Olio di semi
  • 1 pizzico di sale

A piacimento si possono aggiungere gocce di cioccolato ed una spolverata di zucchero a velo.

Buona visione

Chef Leo

Tempo di cottura 35 minuti in forno statico a 170°.

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COSA CI FACCIO QUI

Esattamente, non so da dove partire. Posso solo dire che ho bisogno di un posto dove raggruppare tutte le idee che mi passano per la testa. Non so se avete presente quando avete talmente tante cose da fare, ma spesso arrivate a fine giornata e vi accorgete che in realtà ne avrete fatta forse mezza, di tutte quelle cose che avevate in mente. E la cosa buffa, o assurda che a dir si voglia, è che poi finalmente ti stendi sul divano, tiri un sospiro di sollievo e…. “Aspetta….cos’è che dovevo fare oggi?” – PUFF!! Tutto svanito nel nulla. Ma nel nulla davvero, perchè poi ci pensi un attimo a cercare di capire cosa effettivamente volevi o dovevi fare, ma non ti viene mica in mente!!

Così si finisce che alle 4:00 o alle 5:00 di mattina, mentre stai dando da mangiare alla più piccola di casa, il cervello invece che rimanere in modalità stand-by per poi tornare a dormire nel letto, decide che è ora di mettersi in modalità ON. Ed è lì che è dura fargli capire che in realtà si potrebbero dormire altre 3 o 4 ore buone buone.

Perciò eccomi qui. Ho deciso che almeno voglio dormire quel che potrei dormire.

Dall’inizio di questa quarantena, tutto il tempo a stare qui in casa a fare “nulla” (e ‘nulla’ lo metto tra virgolette, poi ne capirete il motivo), mi è sembrato tempo perso e buttato nel cesso! Stavamo iniziando a fare qualche preparativo per il matrimonio, come ad esempio iniziare a scrivere la lista degli invitati, per poi fare le partecipazioni (rigorosamente fatte-a-mano), quindi iniziare a pensare e costruire le bomboniere. Per non parlare del tema, dei colori, dei centro-tavola e via dicendo… Tutto bloccato! Abbiamo un garage che esplode di scatoloni e quindi è da sistemare perchè tra un pò, nemmeno le bici ci stanno più lì dentro… Fermo anche quello!

Tutto congelato dal 21 di febbraio, esattamente l’ultimo giorno che sono state aperte le scuole qui da noi.

Sono la bellezza di 65 giorni che non faccio altro che: aggiornare costantemente l’app del registro elettronico di classe, coordinatamente con la casella di posta elettronica, per scaricare i compiti -comprese le pagine dei libri che sono tutt’ora, rigorosamente, custoditi a scuola– girarli alla chat di classe (non mi faccio mancare nulla, sono vice-sceriffo… ehm.. rappresentante di una classe di prima elementare) e stamparli. Cercare di capire quale compito è meglio iniziare prima o dopo, ma soprattutto smistare le schede per proporle ai bambini un pò per volta. Sbraitare dietro ai gemelli per farli lavare, vestire e metterli seduti ad eseguire i suddetti esercizi. Ma loro si sentono in vacanza, non hanno un cavolo di voglia di stare lì seduti a leggere, scrivere e far di conto, men che meno di colorare. Quindi tra un “Mamma qui cosa devo fare?” – “Uffa io non ho capito!!” – “Ma qui che parola ci va?” – “Questo lo devo fare verde o rosso? Qua non lo dice..” Esticazz…. ti verrebbe da rispondere! E in realtà lo dici, anzi lo urli! Tutto ciò mentre nel frattempo sto scrivendo col VERO rappresentate di classe, che è in contatto con le maestre, per decidere quando e come fare le video-lezioni ed una volta stabilito il tutto, fare un vademecum a tutta la classe con gli orari, le password, le parole d’ordine, i gruppi, gli ambarabaccicoccò…fino a quando queste benedette video-lezioni iniziano veramente, che dici: “Mo’ me ne sto un’oretta a fare le faccende mie!”A-ah, ti piacerebbe!?!“Mamma non vedo nulla!” – e cade una matita – “Mamma non si accende il microfono!” – l’altro ha dimenticato la gomma nell’altra stanza – “Ma adesso devo scrivere?” – cade la gomma – “Cosa devo scrivere?” – uno si alza per andare a bere – “La maestra sta sgridando di spegnere il microfono, ma non ci riesco!” – i due si stuzzicano – “Aiuto non ho capito cosa devo fare?!” – LEZIONE FINITA, andate in pace!

Insomma, non so se si è capito: mezza giornata se ne va così! Poi inizio ad impastare e non ho ancora smesso (per fortuna ho trovato il lievito sin dall’inizio) perchè queste tre fauci mangerebbero ad ogni ora. Nel frattempo la piccola deve fare il riposino pomeridiano, che ha passato tutta la mattina sotto al tavolo a raccogliere pezzetti di carta e smangiucchiarseli, oppure a cercare di arrampicarsi su qualche mobile perchè ha visto un oggetto colorato che sa benissimo che non deve prendere. I grandi chiedono di poter giocare insieme, vuoi dirgli di no?! Alla fine della fiera è così, arrivi alla sette di sera che è ora di infornare e mandi tutti ad impigiamarsi. Dopo cena, diamo una radanata alla casa, ehm-no…appartamento, eh-ehm-no…qui una volta c’era un pavimento! e niente, rimane il tempo di mezz’ora di cartoni tutti insieme. Per poi mandarli a letto alle 21:00… sia mai che domani ricominci la scuola!

E da questo loop, non ne sono ancora uscita! Ma vorrei farlo, perciò userò questo spazio per darmi dei ritmi, per ricordarmi che ho delle cose da fare e che le devo incastrare da qualche parte in mezzo alla giornata. Così dopo la poppata delle 5:00 posso tornare a dormire tranquilla.

Buonanotte…